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Nasce lo SCAMBIA LIBRO alla Piccola Libreria 80mq

        

In una società che ha sempre più fame di cultura, di socializzazione e di spazi di libertà, affidarsi al comune, alla condivisione e al libero scambio può rappresentare un importante momento di resistenza attiva e di creatività. Tale momento può, tuttavia, essere costruito solo abbandonando le logiche di mercato e del profitto a tutti i costi.

Per questo motivo, la Piccola Libreria 80mq ha deciso di affiancare alle sue diverse attività un nuovo progetto:  “Lo Scambia Libro”.  Lo scopo di questa iniziativa è quello di scardinare un modello di consumo insostenibile e promuovere al contempo la diffusione della cultura, abbattendo innanzitutto le barriere economiche tramite un  sistema di scambio e condivisione, semplice e sostenibile. Lo Scambia Libro vuole, quindi,  essere uno strumento di crescita collettiva per contribuire a reinventare le basi della nostra comunità su fondamenta più solide e giuste.

COS’È E COME FUNZIONA LO SCAMBIA LIBRO?

Il meccanismo dello Scambia Libro è semplicissimo: se hai un libro già letto che non vuoi conservare però hai voglia di leggere anche altro, è sufficiente portare quel libro con te e darlo a qualcuno che voglia leggerlo, ricevendo in cambio un altro libro.

Gli scambi avvengono nei seguenti modi:

  • Recandosi in libreria ci sarà una sezione dedicata allo “SCAMBIA LIBRO”; qui è possibile, durante gli orari di apertura al pubblico, prendere un solo libro per volta fra quelli messi a disposizione dagli attivisti di 80mq, in cambio di un altro libro;
  • la Piccola Libreria 80mq incentiva lo scambio tra singoli individui mettendo loro a disposizione la sede per concretizzare lo scambio; solo in questo caso, per ragioni organizzative, lo scambio è limitato al primo sabato del mese, dalle ore 17 alle 19.30. Sarà premura degli attivisti 80mq creare per queste occasioni un evento fb denominato “scambia-libro piccola libreria 80mq” all’interno del quale le singole persone possono cercare e organizzare lo scambio.



Leggere per gioco | Torna “Per qualche libro in più” alle scuole medie di Calvi Risorta

        

Sabato 16 Maggio mattina, nelle scuole medie di Calvi Risorta, ci sarà la seconda edizione di “Per qualche libro in più”. L’appuntamento, proposto dagli attivisti del Laboratorio 80mq, in collaborazione con i docenti dell’Istituto Autonomo Comprensivo Cales di Calvi Risorta e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, ha il fine di stimolare l’amore per la lettura, la voglia di conoscenza e la giusta consapevolezza di questi valori. Noi tutti crediamo che solo una mente “aperta”, ricca di conoscenze, vocaboli, facoltà critiche, idee, creatività possa far sentire un uomo e, ancor più, un giovane veramente libero.

Gli attivisti scelgono di proporre libri che appartengono al patrimonio mondiale della letteratura moderna e contemporanea. In particolare, per questa edizione, è stato scelto un titolo che ha segnato la crescita umana e creativa di tanti giovani: IL PICCOLO PRINCIPE, scritto nel 1942 da Antoine de Saint-Exupéry.

Cinque giochi metteranno alla prova la conoscenza del libro acquisita dai ragazzi, ma anche la loro fantasia e capacità di immaginare ciò che possa andare oltre la semplice storia, stimolando la riflessione e, perché no, stimolando la voglia di costruire con le idee una realtà diversa, migliore che vada oltre l’insoddisfacente realtà.

L’appuntamento è pienamente in linea con lo spirito dell’iniziativa di carattere nazionale “Il maggio dei libri. Leggere fa crescere” che, anche quest’anno si svolgerà in tutta Italia questo mese. Leggere fa crescere: è questo lo spirito de “Il Maggio dei Libri”, la campagna nazionale nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Foto dell’edizione 2011 presso IAC Cales di Calvi Risorta



Cosa significa essere antifascisti oggi

        

Odio gli indifferenti; credo che vivere voglia dire essere partigiani; chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia, opera potentemente nella storia; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti….vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti

Così citava il politico, filosofo e giornalista Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista e che sempre s’impegnò in una lotta contro il regime fascista,dal quale fu anche incarcerato.

Noi giovani del laboratorio 80mq ci impegniamo affinché l’antifascismo non sia solo un fatto storicamente avvenuto in un passato più o meno lontano, non sia più visto da molti giovani come un “pericolo scampato”, come delle paure ormai superate; ci proponiamo invece di tenere il dibattito sempre acceso, cerchiamo di non sottovalutare ogni focolaio che possa rigenerarsi, tentiamo di prestare la dovuta attenzione ai gravi fatti attuali che destano preoccupazione per la vita giusta della società civile ma che spesso vengono decontestuallizzati da una vera e propria matrice di stampo fascista, tanto da essere facilmente sottovalutati nella loro portata persuasiva. A questo proposito esprimiamo il nostro pensiero per convincerci e convincere a non abbassare la guardia nei confronti di un male che tanto dolore ha già portato in passato ma che non smette di farlo tutt’oggi, disegnando una società divisa, timorosa, razzista e diseguale!

Il fascismo non è morto il 25 aprile 1945. Sin dalla fine della II guerra mondiale, i fascisti si nascondono dietro sigle e partiti che professano con nuovi linguaggi la solita fetida ideologia, fondata su ignoranza e violenza. Il problema, tuttavia, non è tanto questo fascismo che potremmo definire “visibile”, fatto di gruppi e gruppetti di provocatori, di stupide teste rasate e urlatori da stadio che ancora credono alla favola del “Quando c’era lui i treni partivano in orario”. Il vero problema sono, in realtà, quelle pratiche fasciste e razziste, più o meno velate, che ancora caratterizzano la nostra società e che si nascondono dietro misure istituzionalizzate apparentemente innocue di “ pubblica sicurezza”, di “ordine pubblico” e di “prevenzione”. Gli eventi degli ultimi giorni ci dimostrano chiaramente come tali pratiche fasciste siano estremamente radicate nella nostra quotidianità. Le stragi dei migranti e l’inadeguata accoglienza che questi ricevono, non sono nient’altro che l’espressione di una volontà e di un’indentità fascista dell’Italia e dell’Europa in generale, che preferisce lasciar morire le persone in mare o rilegarle in uno stato di semi-schiavitù, piuttosto che rischiare quello che l’Occidente e le camice nere del nuovo millennio chiamano una “contaminazione culturale”. C’è, inoltre, qualcosa di estremante aberrante e che ricorda il nostro passato coloniale quando come soluzione a queste tragedie si propongono degli attacchi militari verso le coste libiche e non, ad esempio, l’apertura di un canale umanitario per favorire l’accesso alla blindatissima Europa. In effetti, negli ultimi anni in tutta l’Unione Europea (Italia compresa) si è assistito ad un aumento delle aggressioni verso gli stranieri, i musulmani, i Rom e in generale verso l’ “Altro” e il “diverso”. Pertanto, è in queste nuove forma di nazionalismo, di razzismo e di xenofobia, senza parlare dei continui attacchi ai diritti, agli spazi di democrazia e libertà, all’uguaglianza che il fascismo continua ad esistere e ad evvelenare le nostre comunità. A tutto ciò noi dobbiamo opporci mostrando attraverso la cultura come la società civile sia impregnata di questo marciume, di queste logiche classiste, razziste, nazionaliste e sempre attraverso questa mostrare come ci si possa liberare da tutto ciò e fondare così una nuova società più giusta e, quindi, antifascista.

Il passato ci regala grandi lotte condotte a costo della propria vita, grandi azioni coraggiose, grandi insegnamenti che dovremo far nostri nella formazione di coscienze più consapevoli e riflessive, che si indignino dinanzi a soprusi ancora oggi in atto nei confronti degli stranieri, dei più deboli e dei diversi. La storia ci insegna che l’antifascismo, pur non ponendosi come un unico movimento unitario – le forze sociali impegnate contro il fascismo furono molteplici e caratterizzate da spontanei movimenti operai, contadini e popolari – ha avuto il grande merito di opporre la prima forma di resistenza alla dittatura dilagante in Italia, attraverso azioni e atti di coraggio da parte delle più disparate personalità della classe subalterna.

Dobbiamo avere il coraggio e la consapevolezza di ammettere che, nonostante le grandi lotte passate, le tante e dolorose morti di chi ha strenuamente combattuto contro idee ingiuste, c’è ancora molto da fare e da dire in una società che, più che estirpare definitivamente questo male l’ha “normalizzato”, l’ha reso silenzioso e quotidiano, l’ha reso un “modus vivendi”. Una cultura ormai metabolizzata che ci fa vedere lo straniero come un delinquente, il lavoratore come un nullafacente cui tutto è dovuto, il “diverso” come un qualcosa di pericoloso da contrastare, l’associazionismo come un pericolo, i gruppi alternativi come fondatori di pseudo-ideologie che vogliono stravolgere lo status quo che,invece, non va destabilizzato. A questo modo di vedere, intriso di disuguaglianze e ingiustizie sociali bisogna continuare ad opporsi.

Il male non è sopito! Tutt’oggi non bisogna abbassare la guardia, c’è bisogno di essere attenti, di avere il controllo delle situazioni più silenziose per non lasciare nuovo spazio al fascismo o al neofascismo. C’è bisogno di unire chi, all’epoca, ha combattuto da partigiano a chi oggi pensa da antifascista; c’è bisogno di unire i valori della Resistenza a quelli dell’associazionismo. C’è bisogno di unire il ricordo di chi ha dato la propria vita per la nostra libertà e la giustizia e chi, ancora oggi, vuole più rispetto dei diritti umani e una società più giusta. E’ nel ricordo, nell’informazione, nella collaborazione, nella denuncia delle disuguaglianze che stanno un futuro antifascista e una società migliore!

http://www.gctoscana.eu/wp-content/uploads/2012/03/antifascismo-610x250.jpg

(intervento sull’antifascismo – 25/04/2015 LIBrERiAZIONE VI edizione)



Considerazioni a conclusione dell’assemblea sulla legge 194

        

L’assemblea di sabato alla Piccola Libreria 80mq, sull’importanza di creare consapevolezza sulla legge 194, è stata un momento di confronto basato sullo stato delle cose e sulla necessità di coinvolgere tutti nelle difesa di un diritto fondamentale dell’individuo, in particolare di tutte le donne, di poter decidere del proprio corpo.
Eravamo tantissimi e questo dimostra la forte attenzione che c’è ancora sul tema. Dopo le testimonianza dell’avvocato Elena Coccia, femminista del comitato pro 194, e del ginecologo non obiettore Giampiero Di Marco, è iniziato un confronto sulle criticità di una legge che se da un lato ha permesso un grande balzo in avanti in termini di conquiste civili, dall’altro contiene ancora degli aspetti da migliorare, come la possibilità incondizionata di dichiararsi obiettori di coscienza, limitando quindi un diritto riconosciuto dalla legge.
Dopo i tanti interventi, é stata riaffermata la necessità di tutelare la legge 194, volta a salvaguardare l’integrità psicofisica della donna, garantendo un’assistenza qualificata in strutture pubbliche, completamente gratuite. Alla base di tutto c’è la necessità di respingere qualsiasi forma di strumentalizzazione che possa anche minimamente scalfire la laicità di una legge dello Stato italiano, voluta e votata da milioni di cittadini.
Infine, per sopperire alla disinformazione che aleggia sul tema ci preme condividere con tutti le opportunità e le possibilità che ha una donna nel ricevere aiuto e assistenza anche grazie a gruppi come quello dell’UDI (Unione Donne Italiane). Tale comitato dà assistenza non solo morale ma anche pratica a chi vi si rivolge, garantendo al soggetto di poter trovare ospedali dove ricevere le cure necessarie garantite dalla legge 194, scavalcando quindi l’ostacolo dei medici obiettori di coscienza.
In calce a tutto, dopo il silenzio di questi giorni per non cadere nella bufera alzata da una sterile provocazione, permetteteci una considerazione anche su quanto successo a seguito delle dichiarazioni del parroco di Vairano Patenora, Luigi De Rosa.
Lungi da noi elargire sentenze e giudizi, queste cose le lasciamo ad altri, le lasciamo a chi crede di essere investito da una morale superiore tale da poter asserire cose vergognose e infondate sentendosi in dovere di dirle e ribadirle. Purtroppo ancora una volta ci troviamo a combattere contro ignoranza, stupidità e maleducazione; é il caso del vile e becero attacco effettuato dal prete di Vairano Scalo Luigi de Rosa, il quale non ha esitato a definire “puttane , troie e sgualdrine ” le donne che scelgono o solo pensano di poter praticare l’aborto, condizione sancita da una legge dello stato, la 194 appunto. La Piccola Libreria 80mq e in particolare le attiviste donne, condanna fermamente le parole di Luigi de Rosa, volgari ed offensive, pregiudizievoli e soprattutto pregne del più bieco maschilismo.
In conclusione, ribadiamo il nostro impegno a lavorare sul fronte dell’informazione e a costruire sempre più luoghi di confronto come quelli di domenica. Solo in questo modo si può costruire consapevolezza circa i propri diritti e coscienza nel difenderli continuamente.



Napoleone e lo specchio – una fiaba creata da tutti noi

        

Il 20 Marzo si è tenuto in libreria un reading dal titolo “Lo specchio sul tappeto”; non un reading come siamo immaginati a pensarlo, infatti, oltre a letture inerenti lo specchio, siamo stati tutti catapultati in “esercizi teatrali”, o meglio “giochi”, per la creazione di una favola conclusiva.

Francesco Zampella, relatore della serata, ha elaborato la favola sulla base di quanto detto e fatto quella sera e ha voluto regalarla ai partecipanti, co-autori del racconto ed anche a tutti voi:

 

Napoleone e lo specchio

C’era una volta un bambino di nome Napoleone… prima di andare avanti sarebbe lecito domandarsi come mai i genitori lo avessero chiamato così… purtroppo non lo saprà mai nessuno visto che coloro i quali diedero al bimbo tale altisonante nome morirono quando lui era da pochi giorni su questa terra… ciò che posso dire è che forse volevano che il loro bambino fosse destinato a grandi cose… grande nome grandi imprese… forse… chissà.

Napoleone fu mandato in un orfanotrofio e li vi rimase per i primi sette anni e a questo punto della sua vita la nostra storia comincia.

Ora come in tutte le storie ambientate in un orfanotrofio ci si aspetterebbe di parlare del fatto che il povero Napoleone era un bambino triste e solo, maltrattato dagli altri bambini, che passa da una famiglia adottiva ad un altra e le solite cose… ma il bambino non si chiama Oliver Twist, quindi non ci sarà nulla di tutto questo.

Conosciamo il piccolo Napoleone con le solite domande…

Chi e come era questo bimbo? Il piccolo Napoleone era un bambino particolare. La sua particolarità era quella di star bene con se stesso senza che avesse bisogno di alcun legame, giocava e apprendeva dal mondo intorno a se senza tristezza ne gioia aveva solo sete di conoscere e di migliorare. Non che le persone non lo notassero ma non avevano per lui particolare interesse e lui lo stesso.

Era un bambino buono o cattivo? Se si vuole sapere se era un bambino educato… allora sì era un buon bambino, se lo intendiamo nel senso di avere cuore diciamo che Napoleone non avrebbe fatto del male a nessuno in nessun modo, almeno volontariamente.

Napoleone durante il giorno giocava come tutti i bambini fanno, non aveva molti giocattoli, più precisamente non aveva molto di nulla. Il suo giocattolo preferito era un cinturone con due pistole. Giocava con quello per un sacco di tempo e quando non lo faceva si informava su come giocare meglio, guardava film sul West o chiedeva ai responsabili dell’orfanotrofio di fargli avere dei libri sull’argomento. Non che fosse appassionato di sceriffi o cose simili, semplicemente aveva delle pistole, se avesse avuto una spada si sarebbe interessato al medioevo.

I suoi vestiti erano poveri e soprattutto erano più grandi di molte taglie visto che indossava gli abiti dei bimbi più grandi che una volta cresciuti li passavano ai più piccoli. Di questa cosa dei vestiti lui era contento perché poteva utilizzare gli abiti grandi per travestirsi da qualunque personaggio del West volesse, una volta da indiano, un altra da messicano e così via.

E così passavano le giornate… ma un giorno… (in ogni favola che si rispetti deve esserci almeno un “ma un giorno” e visto che questa è degna di molto rispetto eccovi il “ma un giorno”) accadde che il piccolo Napoleone per errore sentì una conversazione tra due bambini che non si erano accorti di lui, gli altri due bambini prendevano in giro il povero Napoleone soprattutto per il suo essere ridicolo quando si vestiva da indiano o sceriffo. Da quello che il piccolo Napoleone aveva capito era che non era ridicolo per il gioco in se per se ma perché non assomigliava affatto ai personaggi che voleva imitare. Per Napoleone fu uno shock, non per la critica ma per due ben più importanti motivi; il primo era che aveva capito che gli altri si accorgevano di lui anche se non lo davano a vedere e stavano attenti a come si travestiva e il secondo era che esisteva un qualcosa che rendeva importante l’apparenza, non capiva bene cosa ma sentiva che c’era una necessità che i due bambini non definivano chiaramente ma che di sicuro era importante… la domanda che frullava nella testa di Napoleone era: come facevano a dire che non era come nei film? Come facevano a mettere in relazione le due cose? La realtà e la fantasia? Come facevano a vedersi da fuori? Provò in vari modi. Provò a mettere i cuscini nei suoi abiti per creare un manichino da osservare da fuori, provò a disegnarsi e così via… ma a lui piaceva sempre quello che vedeva e continuava a non capire… poi comprese. Comprese che dovevano avere uno strumento per comprendere ed mettere in relazione e poi ci arrivò… certo lo specchio! Non ci aveva mai pensato prima. Potrebbe sembrare che Napoleone fosse stupido, chiunque avrebbe pensato a guardarsi allo specchio ma a lui era venuto in mente solo dopo molti tentativi, chissà perché… comunque sta di fatto che comprese e decise che lo avrebbe utilizzato per migliorarsi.

Passava le ore davanti lo specchio per assomigliare agli eroi che aveva visto in televisione, immaginato nella sua fantasia o letto nei libri ma non riusciva mai a raggiungere la perfezione, anzi non raggiungeva nemmeno una decente somiglianza, provava in tutti i modi ad utilizzare i vestiti che aveva ma senza risultato, prima bastava mettersi il pantalone sulla testa per essere un indiano con la treccia lunga lunga fatta intrecciando le gambe dello stesso pantalone, ora non bastava più.

È inutile che mi dilunghi troppo su questo punto, la cosa era chiara, Napoleone non si divertiva più come prima, il tempo per giocare diventava sempre di meno, ne passava troppo davanti lo specchio e quando il travestimento sembrava almeno accettabile ormai era troppo tardi e doveva fare i compiti o era ora di andare a tavola o di dormire.

(A questo punto il secondo “ma un giorno”). Ma un giorno in cui era travestito da cow-boy, o meglio cercava di vestirsi, terminò la pazienza e restò a guardarsi torvo allo specchio senza arrivare al risultato sperato… mentre faceva ciò con le mani sui fianchi gli cadde lo sguardo sulle pistole e l’immagine di se fece lo stesso, lo sguardo poi si spostò sul bambino che lo osservava nello specchio e i loro sguardi di ghiaccio s’incrociarono, entrambi sapevano che il mondo era troppo piccolo per tutti e due e che uno dei due doveva uscire di scena, ognuno teneva troppo tempo bloccato l’altro allo specchio con degli stupidi particolari e Napoleone voleva tornare libero, sapeva che avrebbe dovuto combattere per questo e lo avrebbe fatto, un duello, certo cosa c’è di meglio? Un duello come i suoi eroi preferiti, un duello c’era sempre e così sarebbe stato.

Il tempo rallentava, la tensione cresceva, gli sguardi erano saette, le piccole manine si spostavano lentissime, scendendo verso le pistole, sapeva che sarebbe durato un attimo, che in quell’attimo si sarebbe giocato la sua libertà, sapeva che anche l’altro nello specchio era veloce ma lui sarebbe stato un fulmine. Il tempo ora era fermo… intorno a lui il pubblico del saloon, la vecchia Betty (c’è sempre una vecchia Betty ad assistere ai duelli anche se nessuno ha capito mai chi o cosa sia), i lavoratori della vecchia stalla, tutti i personaggi che possono trovarsi in un western o almeno nella fantasia western di un bambino erano li. A guardarlo e a tenere il fiato, si udiva solo il vento e poi il fragore improvviso! Un attimo, un tuono, aveva entrambe le pistole in mano fumanti, nell’attimo dell’esplosione doveva aver battuto gli occhi… quando li riaprì si trovò di fronte una cosa che…oh!

Il bambino nello specchio era a terra… morto, con le pistole ancora fumanti, Napoleone posò le sue, si tastò cercando una ferita ma non ne aveva, aveva vinto, il boato di vittoria di tutti gli spettatori glielo confermò. Si tolse il cappello (che era una camicia arrotolata in testa) e salutò tutti e poi felice tornò a giocare, da quel giorno non s’interessò più allo specchio e a come sembrava, aveva capito.

Che cosa aveva capito? Difficile da dire per un bambino piccolo come Napoleone ma probabilmente aveva capito che era tornato padrone del tempo, sicuramente non si rese conto di quello che fece, non sapeva nulla di narciso o altri come lui ma aveva vinto e aveva tutto il tempo di giocare anche se più che un cow-boy sembrava un turco con il turbante, a lui non interessava, o meglio non se ne rendeva proprio conto ma era felice così.

Chissà se starà bene e come crescerà e cosa diventerà, di sicuro non diventerà la copia di quello che vedeva nello specchio.

 

Scritto da Francesco Zampella e da tutto il pubblico partecipante alla serata dello “Specchio sul tappeto”: Max Gazzè, Il Pragmatico, Voce Dall’Oltretomba, Io Sono Il Fotografo, Vedo Prima L’esercizio E Poi Vado, No Io Mi Vergogno, La Psicologa, Faccio Meno Movimenti Possibile e Fidanzato, Fallo Sensuale (detto “il mirko”), Presentatore Mi Sono Segnato Le Cose Da Dire, Babbo Della Libreria e tutti gli altri (la prossima volta parlate di più così esce un nome pure per voi per ora schiattate per l’invidia).

Volevo ringraziare tutti per la bella serata e vi regalo questa piccolissima cosa, spero di rivedervi presto e che le pistole che avete siano cariche e funzionanti per il duello con quello che avrete di fronte. A presto e grazie per l’attenzione.





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